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null Building Apulia 2016- II parte. 11 novembre

Building Apulia 2016- II parte. 11 novembre

Venerdì 11 novembre 2016, alle ore 10.30, presso Sala Matutinum della Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, si terrà il quarto appuntamento della II parte della tredicesima edizione di “Building Apulia: Costruendo l’identità della Puglia, la Puglia che scrive, che edita, che parla di sé”, l'originale rassegna promossa dalla Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia.
Durante l’incontro, dedicato al tema “Mondo del lavoro”, saranno presentati i volumi di Enrica Simonetti, Morire come schiavi, Imprimatur, 2016 e di Fulvio Colucci, La zattera, Il Grillo, 2016. Modererà Stefano Savella, giornalista e direttore di Puglia Libre.

L’edizione 2016 di Building Apulia ha in programma 10 incontri e una cerimonia conclusiva, che si terrà presumibilmente nel mese di dicembre; gli incontri, ai quali partecipano il gruppo di lettura e gli studenti degli Istituti “Perotti” di Bari, “Salvemini” di Molfetta, “Colamonico Chiarulli” di Acquaviva della Fonti e “Consoli Pinto” di Castellana Grotte, che quest’anno hanno aderito al progetto, sono aperti al pubblico.

Per informazioni:
Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia “Teca del Mediterraneo”
Tel.: 080.540.27.11 – 080.540.27.70 – 080.540.27.72 e-mail: buildingapulia.biblioteca@consiglio.puglia.it
sito web: http://biblioteca.consiglio.puglia.it
Facebook: Biblioteca Consiglio Reg Puglia Twitter: @TecaMediterrane - YouTube: Teca del Mediterraneo

Enrica Simonetti, Morire come schiavi, Imprimatur, 2016
Il libro
«Ogni notte un “capo” li porta nei campi su un pullmino, attraversando chilometri di strade piene di curve e vuote di umanità». Sette ore per lavorare, un minuto per morire nell’inferno del caporalato. Paola Clemente è morta a quarantanove anni nei campi di Andria in un’estate piena di sole, sotto una cappa di silenzi e omertà che ha permesso a qualcuno di utilizzare le sue braccia per troppo tempo, con la ricompensa di due euro all’ora e nessun diritto. Paola. Ma anche molti altri: uomini e donne, braccianti stagionali sfruttati in modo vergognoso da caporali e mediatori capaci di produrre contratti fasulli. In questo viaggio on the road, o meglio in the fields, dal Gargano alla Calabria, si raccontano le storie di tante donne pugliesi, calabresi, lucane, di numerosi immigrati africani o rumeni, arrivati in Italia con la promessa di un lavoro sicuro. Chiamati per “fare l’acinino” ai grappoli d’uva, raccogliere pomodori, olive, arance, mandarini, per necessità sono costretti a condizioni di lavoro stremanti. La precarietà fa accettare di tutto. E se questo accade al Sud, non si può dire che il Nord sia indenne, perché non c’è una geografia dello sfruttamento e dove c’è una campagna o un cantiere, spesso si “assume” manodopera in questo modo. Chi ha una casa, dopo il lavoro può tornarci a dormire; chi non ce l’ha, vive in un ghetto ai margini di una città. Alcuni pagano persino per questa “ospitalità”. Alcuni – come a Rosarno o a Nardò – subiscono gli attacchi e tentano la rivolta, ma dopo pochi titoloni sui giornali e immagini in tv, tutto torna come prima. Queste pagine vogliono essere un viaggio sociale utile a scuotere le coscienze.

L’autrice
Enrica Simonetti è laureata in Scienze politiche ed è giornalista della «Gazzetta del Mezzogiorno», dove cura le pagine culturali. Ha scritto tre libri, editi da Laterza, sul mare e sui fari (Lampi e splendori, Fari d’Italia, Luci sull’Adriatico) che documentano un viaggio lungo le coste e le isole, tra le storie degli ultimi guardiani di lanterne. In quest’opera percorre il suo primo itinerario nelle campagne, tra il fascino del paesaggio e l’orrore dello sfruttamento.

Fulvio Colucci, La zattera, Il Grillo, 2016
Il libro
Sei storie di call center racchiuse nello spazio di una “scialuppa”, in balìa del mare agitato dalla crisi. Imbarcati cinque donne, un uomo e un lavoro scambiato per gioco e poi diventato necessità assoluta di sopravvivenza; insieme stressante routine e consapevolezza di dover sognare un futuro diverso, se non per sé per i propri figli. In mezzo la lotta sindacale incessante, alla conquista di diritti sempre da difendere e una dignità da mantenere, aggrappandosi all’albero maestro della propria esistenza di fronte alle logiche ferree del profitto, allo specchiarsi nella città dell’industria dei veleni, alle sue scorie mortali, alla sua ap atia, all’assenza di domande su un destino comune. L’immigrata, la madre di famiglia, la giovane precaria, il ragazzo che aspira al canto lirico, la laureata trasferitasi dalla grande città con, nel cuore, la sua terra di glicini e burroni, la coppia divisa tra call center e acciaieria. Verrebbe da dire, ricordando Ionesco, che nessuna “politica” li consolerà. Sono uno spaccato esistenziale formidabile perché semplice. Sbattuti al vento del bisogno si è sempre, a tutte le latitudini, profughi di qualcosa. Perciò da quella “zattera” si leva il grido che fu di Vittorio Arrigoni contro la guerra, l’altra medaglia dello sfruttamento: “Restiamo umani”.

L'autore
Fulvio Colucci, giornalista e scrittore, lavora nella redazione tarantina della «Gazzetta del Mezzogiorno». Nel 1995 ha vinto il premio "Ilaria Alpi". Ha pubblicato Invisibili. Vivere e morire all'Ilva di Taranto (2011); Liberté! (2011); La zattera (2015).